Mi occupo di problemi emozionali e di comportamenti e pensieri disfunzionali dell’individuo che ne inficiano la qualità di vita. Parliamo di difficoltà relazionali, gestione dello stress e della rabbia, disturbi dell’umore, alimentari, psicosomatici, ossessivo compulsivi.
La qualità delle nostre relazioni è determinante per il nostro benessere. Può accadere che i rapporti per noi significativi comportino fatica di gestione e sofferenza dovuta a diversi fattori tra cui:
- intensa conflittualità
- comunicazione poco efficace
- difficoltà a comprendersi
- rancori
- senso di solitudine
- aspettative irrealistiche
Le difficoltà individuali di relazione possono trovare espressione nel disagio di coppia, nel rapporto genitori-figli o in ambito inter-familiare, portando a conseguenze quali separazione, divorzio, conflitti per l’affidamento dei figli o sugli aspetti di tipo materiale. O ancora possono inficiare i rapporti sociali e lavorativi con ricadute negative sia dal punto di vista psicologico che economico.
Il rapporto di coppia è il primo nucleo nel quale si manifestano modalità relazionali disadattive, che danneggiano sè e l’altro, per l’intimità, la frequenza e l’intensità da cui esso è caratterizzato. Tali modalità sono per la maggior parte inconsce, appartengono al nostro modo di essere più profondo e pertanto non siamo in grado di accorgerci di cosa andiamo “mettendo in scena”.
Attraverso la psicoterapia è possibile prendere consapevolezza delle modalità con cui inconsciamente danneggiamo noi stessi, conoscere e sperimentare nuove modalità più adattive che ci permettano di costruire relazioni sane e pienamente soddisfacenti.
Queste situazioni, di disagio e confusione, attraverso la loro manifestazione, non ci consentono di vivere la quotidianità in modo adeguato, facendoci percepire una sorta di malessere psichico o psicofisico non sempre spiegabile. In queste circostanze può essere necessario, allora, rivolgersi ad un professionista che attraverso il suo lavoro, aiuti la persona ad elaborare strategie di intervento idonee nel facilitare il cambiamento, la crescita e la realizzazione personale dell’individuo, rimasto “bloccato” nella crisi.
Si individuano quattro categorie di sintomi da stress:
– sintomi fisici: mal di testa, mal di schiena, indigestione, tensione nel collo e nelle spalle, dolore allo stomaco, tachicardia, sudorazione delle mani, extrasistole, agitazione, problemi di sonno, stanchezza, capogiri, perdita di appetito, problemi sessuali, fischi alle orecchie;
– sintomi comportamentali: digrignare i denti, alimentazione compulsiva, più frequente assunzione di alcolici, atteggiamento critico verso gli altri, comportamenti prepotenti, difficoltà a portare a termine i compiti;
– sintomi emozionali: tensione, rabbia, nervosismo, ansia, pianto frequente, infelicità, senso di impotenza, predisposizione ad agitarsi o sentirsi sconvolti;
– sintomi cognitivi: difficoltà a pensare in maniera chiara, problemi nella presa di decisione, distrazione, preoccupazione costante, perdita del senso dell’umorismo, mancanza di creatività.
La gestione dello stress comprende varie tecniche e nel trattamento di ogni singolo caso si tende in genere ad applicarne più di una, lavorando con le predisposizioni della persone e con le loro risorse esterne e interne.
Quando proviamo rabbia si innescano in noi una serie di reazioni psicofisiologiche oltre che comportamentali e cognitive.
Vi è un aumento della pressione sanguigna, frequenza respiratoria e tensione muscolare.
Di fatto il nostro corpo si sta preparando a combattere contro un potenziale avversario.
La rabbia ha in comune con le altre emozioni il fatto di presentarsi con intensità variabile: può andare da una “lieve irritazione” a una “collera furiosa”.
In mezzo a questi due estremi avremo tutta una serie di manifestazioni più o meno intense di rabbia.
Essere consapevoli di questa variabilità nell’intensità (oltre che nella frequenza) è importante poichè ci ricorda che: la rabbia può essere modulata.
La modulazione della rabbia ci consente di mantenere dei buoni rapporti con le altre persone, adattandoci alle norme sociali, alle leggi e al buon senso.
Modulare la rabbia non è tuttavia un’abilità che tutte le persone riescono a padroneggiare facilmente.
Per alcune persone la rabbia è infatti un’emozione difficile da contenere, per altre è assolutamente da evitare e reprimere.
Una difficoltà nella gestione della rabbia può infatti causare problemi fisici e difficoltà a mantenere relazioni positive con gli altri.
La terapia cognitivo-comportamentale ha ideato e validato scientificamente alcune tecniche per la gestione della rabbia (stop del pensiero, training di rilassamento,training assertivo e dialogo interno, problem solving, attivazione e disattivazione della rabbia)
Si tratta di una forma di amore ossessivo, simbiotico, fusionale e stagnante che viene vissuto alla stregua di una droga e per il quale si sacrificano qualsiasi spinta evolutiva (di cambiamento) ed ogni altra gratificazione.
Il punto tuttavia è che spesso questi partner non sono affatto gratificanti ma, al contrario, si tratta di persone con le quali si instaura una relazione insoddisfacente, infelice e dolorosa. Il dipendente affettivo infatti prova un tale bisogno, assoluto e ossessivo, di rassicurazione e di certezze da indurre una sorta di “perdita dell’Io” ed una condizione in cui l’altro rappresenta il solo elemento di ebbrezza e di gratificazione possibile.
La DA fa parte delle cosiddette “New Addictions”, quelle forme di dipendenza dette DIPENDENZE COMPORTAMENTALI, poiché non vedono coinvolta alcuna sostanza chimica (come alcol o sostanze di abuso): l’oggetto di queste dipendenze infatti è un comportamento (o una persona nel caso della DA) o un’attività lecita e socialmente accettata.
La terapia cognitivo-comportamentale per la dipendenza affettiva si compone di diverse fasi ed inizia con l’attenta valutazione del caso.
Nello specifico, con il supporto del terapeuta, il paziente ripercorre la storia della relazione attuale e di quelle passate, delineando gli eventi che hanno contribuito all’instaurarsi del disturbo ed i pensieri negativi e limitanti associati al rapporto con il partner.
La consapevolezza delle dinamiche che si sono instaurate rappresenta il passaggio successivo: il riconoscimento dei meccanismi alla base della dipendenza affettiva, da parte del paziente, diventa fondamentale per capire come gestire eventuali ricadute.
La terapia cognitivo-comportamentale si focalizza, quindi, sulla gestione delle emozioni legate alla paura della solitudine, del rifiuto e dell’abbandono. Inoltre, il terapeuta aiuta il paziente a modificare le aspettative non realistiche idealizzate nei confronti dell’amore, riconoscendo i propri bisogni e la necessità di stabilire dei confini personali.
Pica
Ingestione di una o più sostanze non nutritive e non alimentari per un periodo di almeno un mese. Le sostanze tipicamente ingerite variano in base all’età e alla disponibilità e possono includere carta, sapone capelli. Il termine “non nutritive” è stato incluso perché la diagnosi di pica non va applicata quando sono ingeriti prodotti alimentari che hanno un contenuto nutrizionale minimo. Tipicamente non c’è avversione nei confronti del cibo in generale.
Disturbi di ruminazione
Rigurgito di cibo, che può essere rimasticato, deglutito nuovamente o sputato, per almeno 1 mese, rigurgito che non sia attribuibile a una condizione gastrointestinale associata o ad altra condizione medica.
Disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo
Evitamento o restrizione dell’assunzione di cibo per tre motivi principali: 1) apparente mancanza d’interesse per il mangiare o il cibo; 2) evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo; 3) preoccupazioni per le conseguenze avversive del mangiare.
Anoressia nervosa
Restrizione dell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che porta a un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica,Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, alterazione del modo in cui viene vissuto dall’individuo il peso o la forma del proprio corpo, eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sui livelli di autostima, oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravità dell’attuale condizione di sottopeso.
Bulimia nervosa
Ricorrenti episodi di abbuffata, caratterizzati da entrambi i seguenti aspetti :
1)Mangiare, in un determinato periodo di tempo (per es., un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.
2)Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es., sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa o quanto si sta mangiando).
Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o attività fisica eccessiva. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso del corpo.
Binge-eating o disturbo da alimentazione incontrollata
Ricorrenti episodi di abbuffate: Mangiare, in un periodo definito di tempo (per es., un periodo di due ore) una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili; Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es., sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa o quanto si sta mangiando).
Questi episodi di abbuffate sono associati ad aspetti come:
Mangiare molto più rapidamente del normale.
Mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni.
Mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati.
Mangiare da soli perché a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando.
Sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o assai in colpa dopo l’episodio.
L’ansia è un emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazioni e modificazioni fisiche, come aumento della pressione sanguigna.
Le persone con Disturbi d’Ansia solitamente presentano pensieri ricorrenti e preoccupazioni. Inoltre, possono evitare alcune situazioni come tentativo di gestire (o non affrontare) le preoccupazioni. I sintomi fisici dell’ansia più frequenti sono sudorazione, tremolio, tachicardia e vertigini/capogiri.
I disturbi d’ansia differiscono dalla normale paura o ansia evolutive perché sono eccessivi o persistenti (durano tipicamente 6 mesi o più) rispetto allo stadio di sviluppo.
Molti disturbi d’ansia si sviluppano in età infantile e tendono a persistere quando non curati.
I disturbi d’ansia sono:
- Disturbo d ansia di separazione
- Mutismo selettivo
- Fobia specifica
- Fobia sociale
- Disturbo di panico
- Agorafobia
- Disturbo d’ansia generalizzata
Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) si caratterizza per la presenza di due elementi: le ossessioni e le compulsioni. Le ossessioni sono pensieri, idee, sentimenti che si presentano ripetutamente ed intrusivamente nella mente dell’individuo (indipendentemente dalla sua volontà), provocando ansia a causa del loro contenuto. Le compulsioni sono atti mentali (contare, pronunciare determinate parole o frasi a volte prive di senso, pregare) o comportamenti ( lavarsi più e più volte le mani, controllare ripetutamente di aver chiuso porte o finestre, camminare evitando di mettere il piede su linee divisorie) consapevoli ripetitivi, rigidi, simili a dei rituali che l’individuo non può fare a meno di attuare per ridurre l’ansia generata dalle ossessioni e/o prevenire eventi e situazioni temute.
La persona riconosce che ossessioni e compulsioni provengono dalla propria mente e ne riconosce anche la irrazionalità e l’assurdità, ma avverte l’impossibilità di liberarsene. I contenuti possono essere variabili da persona a persona.
L’efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale nel trattamento del Disturbo ossessivo compulsivo è ormai scientificamente comprovata; può essere scelta come trattamento d’elezione oppure combinata con il trattamento farmacologico, in entrambi i casi con un’ottima efficacia clinica. Lo scopo è di trovare modi per imparare che le paure sono infondate e possono essere affrontate senza rituali. Si tratta di un lavoro congiunto tra paziente e terapeuta: il paziente impara ad esporsi (gradualmente e solo quando si sente pronto) agli oggetti o alle situazioni temute, e a prevenire la risposta di neutralizzazione abituale (rituali, evitamenti, ecc.).
Disturbi correlati al disturbo ossessivo-compulsivo sono:
- Disturbo da accumulo patologico o disposofobia)
- Disturbo da escoriazione della pelle
- Disturbo da dismorfismo corporeo
- Tricotillomania
Disforie di genere:
Tutte quelle condizioni di sofferenza psichica causate dalla sensazione soggettiva di un mancato allineamento tra il sesso di nascita (o sesso biologico) e l’identità di genere.
Parafilie:
Per parafilia si intende qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti. Nelle parafilie dunque l’eccitazione sessuale viene suscitata in modo ricorrente da oggetti inusuali o da attività sessuali inusuali. Si possono identificare otto diverse tipologie di disturbo parafilico:
- Disturbo Voyeuristico
- Disturbo esibizionistico
- Disturbo frotteuristico
- Disturbo da masochismo sessuale
- Disturbo da sadismo sessuale
- Disturbo pedofilico
- Disturbo feticistico
- Disturbo da travestitismo
- Disfunzioni sessuali
Quando si parla di disfunzioni sessuali si intende fare riferimento ad un insieme di problemi che ostacolano il normale funzionamento dell’individuo nelle fasi del ciclo di risposta sessuale, nonché a forme specifiche di dolori associati al rapporto sessuale.
Il ciclo di risposta sessuale è l’insieme delle fasi, o stadi, attraverso cui si svolge e si compie un rapporto sessuale. Queste fasi comprendono:
Desiderio sessuale: ha a che vedere con le fantasie sessuali e con il desiderio di praticare attività sessuale. È una fase prettamente cognitiva e volitiva che può avviare cambiamenti e sensazioni fisiologiche che danno avvio alla fase successiva di eccitamento.
Eccitazione sessuale: è data dall’insieme di sensazioni e modificazioni fisiologiche che producono un forte impulso al comportamento sessuale. L’intensità di questo stimolo può variare in funzione di vari fattori. Accorgersi di essere in questa fase è semplice poiché gli organi sessuali si comportano in modo da prepararsi all’atto sessuale
Orgasmo: è definito come un picco di piacere sessuale che si raggiunge durante il rapporto con l’altra persona. Anche in questa fase gli organi sessuali mostrano un comportamento tipico.
Risoluzione: in seguito all’orgasmo il nostro organismo entra in uno stato fisiologico di rilassamento e la persone avverte una piacevole sensazione di benessere. Durante questo periodo il maschio attraversa un periodo di tempo variabile di refrattarietà, durante il quale non è sensibile alla stimolazione e ad ulteriori erezioni e orgasmi.
Ogni disfunzione sessuale viene solitamente ricondotta ad una o più fasi del ciclo di risposta sessuale. Le uniche eccezioni sono date dalla fase di risoluzione (per la quale non è riconosciuta alcuna disfunzione) e dal disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione, che si configura in senso più generale come sindrome dolorosa o tensiva legata alla penetrazione.
Disfunzioni sessuali femminili:
- Disturbo dell interesse e dell eccitazione
- Disturbo da dolore/penetrazione genito-pelvico
- Disturbo dell orgasmo femminile
- Disfunzioni sessuali maschili
- Disturbo da desiderio sessuale ipoattivo
- Disturbo da eiaculazione ritardata
- Disturbo erettile
- Disturbo dell eiaculazione precoce
Rilevanza di sintomi somatici legati a disagio e compromissione significativi. La principale diagnosi di questa classe diagnostica, quella didisturbo da sintomi somatici, dà rilievo a una diagnosi posta in base a sintomi e segni positivi (sintomi somatici che procurano disagio accompagnati da pensieri, sentimenti e comportamenti anomali, e comportamenti adottati in risposta a tali sintomi), piuttosto che all’assenza di una spiegazione medica per tali sintomi somatici.
Si parla di disturbo quando I sintomi somatici procurano disagio o portano ad alterazioni significative della vita quotidiana.
Presenza di Pensieri, sentimenti o comportamenti eccessivi correlati a sintomi somatici o associati a preoccupazioni relative alla salute, come indicato da almeno uno dei seguenti criteri:
- Pensieri sproporzionati e persistenti circa la gravità dei propri sintomi
- Livello costantemente elevato di ansia per la salute o per i sintomi
- Tempo ed energie eccessivi dedicati a questi sintomi o a preoccupazioni riguardanti la salute
Problematiche dell infanzia e dell adolescenza
Le età infantili e adolescenziali rappresentano un importante ambito nel quale intervenire non solo in un’ottica di cura ma anche e soprattutto di prevenzione.
L’infanzia e l’adolescenza sono fasi della vita caratterizzate da un susseguirsi di cambiamenti fisici, cognitivi e psicologici. Tali mutamenti comportano una rottura dei precedenti equilibri e una complessa ricerca di nuove forme più funzionali di adattamento. Questi cambiamenti potrebbero essere affrontati da bambini e adolescenti con ansia e difficoltà, compromettendone il funzionamento nelle diverse aree di vita: relazionale, scolastica, familiare, etc.
Il disagio psicologico nei bambini e negli adolescenti può esprimersi a livello:
– del comportamento: con disturbi della condotta, comportamenti oppositivi e di sfida nei confronti dei genitori e degli adulti, aggressività, iperattività, problemi di autocontrollo, isolamento sociale, disturbi dell’alimentazione, etc.
– delle emozioni e dell’umore: con ansia, alterazione e instabilità dell’umore, depressione, insicurezza e bassa autostima, preoccupazione per la scuola, etc.
Nel caso del bambino o del pre-adolescente l’intervento è usualmente indiretto e prevede l’uso come co-terapeuti delle figure adulte di riferimento.
L’infanzia e l’adolescenza sono fasi della vita caratterizzate da un susseguirsi di cambiamenti fisici, cognitivi e psicologici. Tali mutamenti comportano una rottura dei precedenti equilibri e una complessa ricerca di nuove forme più funzionali di adattamento. Questi cambiamenti potrebbero essere affrontati da bambini e adolescenti con ansia e difficoltà, compromettendone il funzionamento nelle diverse aree di vita: relazionale, scolastica, familiare, etc.
Il disagio psicologico nei bambini e negli adolescenti può esprimersi a livello:
– del comportamento: con disturbi della condotta, comportamenti oppositivi e di sfida nei confronti dei genitori e degli adulti, aggressività, iperattività, problemi di autocontrollo, isolamento sociale, disturbi dell’alimentazione, etc.
– delle emozioni e dell’umore: con ansia, alterazione e instabilità dell’umore, depressione, insicurezza e bassa autostima, preoccupazione per la scuola, etc.
La Terapia Cognitivo Comportamentale è una terapia che considera le emozioni e i comportamenti come il prodotto di pensieri e significati che ognuno di noi attribuisce alla realtà e agli eventi che sperimenta. L’obiettivo è promuovere la consapevolezza delle persone circa i propri pensieri e le proprie credenze e circa il modo in cui questi danno vita a emozioni e comportamenti specifici.
L’approccio Cognitivo – Comportamentale, originariamente sviluppato per gli adulti, è stato poi esteso alla psicopatologia dello sviluppo. Attualmente tale modello è largamente utilizzato per una varietà di problematiche, sia in bambini che in preadolescenti ed adolescenti.
Un elemento centrale della Terapia Cognitivo Comportamentale con bambini ed adolescenti consiste nel cambiamento di stili di pensiero negativi con modalità più positive e funzionali di valutazione di se stessi, del mondo e del futuro. Si impiega inoltre una serie di tecniche al fine di insegnare ai bambini / adolescenti a focalizzarsi e riflettere sui problemi comunemente associati a cambiamenti nel tono dell’umore o nel comportamento, etc. Attraverso la psicoeducazione si promuove nel bambino / adolescente la conoscenza e la consapevolezza circa il proprio problema, le sue caratteristiche e le strategie migliori per affrontarlo e gestirlo. Ci si avvale inoltre di strumenti per insegnare la comprensione e la gestione delle emozioni (come la rabbia, l’ansia, etc) o per migliorare le competenze comunicative e sociali.
Gli obiettivi di un intervento di tipo Cognitivo – Comportamentale con bambini ed adolescenti sono:
– l’aumento della consapevolezza circa i pensieri disfunzionali alla base di problematiche emotive e comportamentali;
– il miglioramento del funzionamento del bambino / adolescente;
– il miglioramento della sua qualità di vita;
– l’attivazione di una serie di fattori protettivi (attraverso lo sviluppo di competenze trasversali, come la capacità di risoluzione di problemi, la comunicazione assertiva, etc.)
– la gestione / riduzione dei fattori di rischio (attraverso un lavoro con la famiglia, la scuola e l’ambiente del bambino / adolescente).
Un ruolo importante spetta anche ai genitori, che possono essere attivamente coinvolti nella terapia del minore, con una serie di incontri di supporto alla genitorialità, per potenziare le capacità relazionali e comunicative con i propri figli.
Le più frequenti difficoltà individuate nei periodi infantile e adolescenziale attraverso la ricerca sono:
- Comportamento oppositivo-provocatorio
- Psicoastenia
- Fobia scolare o generalizzata
- Disturbi alimentari
- Disturbo ossessivo-compulsivo
- Disturbo paranoide di personalità
- Disturbo schizoide di personalità
- Disturbo schizotipico di personalità
- Disturbo antisociale di personalità
- Disturbo borderline di personalità
- Disturbo istrionico di personalità
- Disturbo narcisistico di personalità
- Disturbo dipendente di personalità
- Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità
I Disturbi di Personalità costituiscono delle modalità, relativamente inflessibili, di percepire, reagire e relazionarsi alle altre persone ed agli eventi. Tali modalità riducono pesantemente le possibilità del soggetto di avere rapporti sociali efficaci e soddisfacenti per sé e per gli altri.
Ognuno di noi ha particolari e caratteristiche modalità di relazionarsi agli altri ed agli eventi (tratti di personalità). Per esempio, alcune persone reagiscono a situazioni problematiche cercando aiuto e supporto; altri preferiscono fronteggiare le situazioni difficoltose in totale autonomia. Alcuni individui minimizzano i problemi mentre altri li esagerano.
Le persone in grado di adattarsi efficacemente alle diverse situazioni della vita tendono ad assumere una modalità alternativa quando lo stile abituale risulta inefficace. Al contrario, gli individui con un disturbo di personalità sono rigidi e tendono a rispondere in modo inappropriato ai problemi della vita. Le relazioni con i propri familiari, gli amici ed i colleghi di lavoro divengono difficoltose, insoddisfacenti, conflittuali, ed i soggetti affetti da disturbo di personalità vengono sistematicamente evitati.
Tali modalità disadattive appaiono generalmente in adolescenza o nella prima età adulta e tendono a rimanere stabili nel tempo.
La maggior parte delle persone con un Disturbo di Personalità risulta insoddisfatta e sofferente rispetto alla propria esistenza. Inoltre, presenta numerosi problemi interpersonali sul lavoro o nelle situazioni sociali. Sono molto frequenti sintomi depressivi, ansia, abuso di sostanze o disturbi alimentari.
I soggetti affetti da Disturbi di Personalità sono ignari che il loro pensiero o i propri modelli di comportamento sono inappropriati e disfunzionali. Tendono quindi a non cercare l’aiuto di uno specialista.Possono essere segnalati ai servizi psichiatrici dai loro amici o dai membri della famiglia dal momento che il loro comportamento causa significative difficoltà ad altre persone.
Quando cercano aiuto autonomamente spesso questo avviene a causa dei problemi quotidiani generati dal loro Disturbo di Personalità, o a causa di sintomi disturbanti quali ad esempio: ansia, depressione o abuso di sostanze. In questi casi, comunque, tendono a ritenere che i loro problemi siano causati dalle altre persone o dalle circostanze della vita sulle quali non ritengono di avere controllo.